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La ciliegia mi ha sempre fatto pensare alla spensieratezza. Una tira l’altra come le caramelle, come un bambino che se ne frega dell’indigestione, che non ne ha mai abbastanza. Di conseguenza, credo che sia il frutto che meglio della mela rappresenti la brama e la tentazione. Ne mangi una e poi? Ti fermi? Quale dio riuscirebbe a convincere un amante delle ciliegie a non assaggiarne nemmeno una o- peggio ancora- a fermarsi alla prima, pena la sofferenza terrena? Per quanto mi riguarda, scelgo una vita mortale.

Luna tra i rami

E’ uscita in fretta, ad una velocità surreale, da due nuvole. Non è stato un lento emergere, ma un tuffo, una nascita senza complicazioni. Una volta schizzata fuori la testa, è spuntata senza traumi, in tutto il suo splendore. La magia di quel momento era intraducibile: non è possibile bloccare il movimento di un’estasi in divenire. Ti rendo omaggio, o Luna, con un’antitesi della tua esibizione a colori di questa notte.

Femminilità.

“Non si nasce donne: si diventa”. (Simone de Beauvoir)

Erano stati difficili gli ultimi giorni sul Pianeta Terra: tutti gli eroi erano caduti, uccisi da nuove armi battereologiche e dalle radio si potevano sentire ormai solo gli ultimi orari delle partenze dettati da una voce atona, robotica.
Ricordo file interminabili fuori dalle basi, bambini sporchi scortati da madri vedove. Qualche cane e qualche gatto girovagavano come mendicanti tra la folla e i fuochi fatui, nella speranza di essere accolti sull’Arca di Noé (un surrogato post-biblico di ultima generazione, sfornato tra gli elogi dei grandi costruttori di veicoli aerospaziali ).
Il Vaticano, la Casa Bianca, il Fondo Monetario Internazionale, l’Onu e i governi erano già volati via da anni, per assicurarsi che eventuali altri abitanti del pianeta rosso non opponessero resistenza alla colonizzazione; sulla terra erano rimasti alcune frange dell’esercito (volontari e mercenari) per sedare possibili ribellioni in seno alle gerarchie nate precedentemente nelle liste passeggeri. Gli ultimi ribelli combattevano per dare la priorità alla povera gente e a tutti coloro che non possedevano scorte di aria respirabile e di acqua potabile.
Morte e distruzione, follia e degrado imperversavano tra uomini e topi di ogni quartiere, paese e villaggio.
L’ultimo giorno sulla terra c’ero anch’io. Prima di imbarcarmi, l’anziano disabile che io e la mia coscienza ignorammo per ore, timorosi di dovergli cedere il posto, mi gettò una pietra tra le mani: “Vetro smussato” mi disse “secondo le credenze popolari in voga nei circoli new age della mia generazione serviva a proteggere la gola. Che ti sia d’aiuto, figliolo! Stringilo tra le mani quando sarai giunto a destinazione: sarà il tuo talismano e ti aiuterà a non perdere la voce quando ti verrà chiesto di dire la verità. Ora vai: racconta la nostra fine al nuovo mondo”.

Riflettendo con un peso sulle spalle

Souvenir e tenerezze dimenticate.

Ho rispolverato la mia Wunderkammer personale questa mattina e ti osservo, Sirena. Nascosta tra gazzose, vino rosso, scatoloni e vecchie storie, ti pesco ancora una volta dal pozzo della mia memoria: sei bella e desiderabile come una contraddizione. Chiudo gli occhi e l’odore di mare mi colpisce forte come un pugno nello stomaco. Vorrei ignorarti, ma il tuo canto si oppone alla quotidianità che cerca di strapparmi via con forza dal pensiero che ho di te.

Prospettive.

C’entra ben poco questa immagine con il pensiero che avevo in testa al momento dello scatto. In quel preciso istante stavo riflettendo sulla prospettiva.
La prospettiva nella storia dell’arte altro non è se non un sistema di convenzioni rappresentative che mirano a ricreare sulla superficie bidimensionale della tela o del rilievo la profondità dello spazio reale. La prospettiva nella vita invece è una scelta. Potevo decidere di rappresentare questo ciliegio, meraviglioso di per sé, nel momento dell’anno che più gli rende giustizia: la fioritura. “La natura è talmente perfetta da non richiedere didascalie, essa stessa è una citazione”. Stavo mormorando alla mia macchina fotografica. Poi è successo qualcosa: inciampando, mi sono resa conto che facendo un passo indietro lo spettacolo offerto cambiava radicalmente. A volte basta un passo indietro o avanti, basta voltarsi all’improvviso e…eccola la magia del momento perfetto. Controluce, un abbaglio, un miraggio di qualcosa che esiste ma che trova piena espressione solo scavando dentro il nostro ego troppo agghindato. Una prospettiva diversa, in controluce, un’ombra libera da orpelli che comunica l’essenziale. Non un fiore, ma una perla di fuoco e saggezza che mi invita a disfarmi di bagagli troppo pesanti . Mi sento leggera e mi siedo ad osservare il mio futuro che, da questa angolazione, sembra molto più facile da affrontare.

Aroma di Francia

1/60sec f/9,5 ISO 800 29mm

Homo Faber

1/160SEC F/3.5 ISO 640 18mm

Mi chiedo sempre più spesso fino a che punto il Sistema ci abbia reso ciechi di fronte alle nostre esigenze, fino a che punto siamo liberi di scegliere? Non lo siamo per niente in realtà, ma evidentemente è stato previsto anche questo: dandoci l’illusione di democrazia e libertà i nostri bisogni essenziali sono stati relegati al tempo perso, alla vacanza, all’hobby. Il tuo sistema nervoso è sull’orlo del collasso? Suvvia, può aspettare qualche mese, un cerotto di qui, un punto di sutura di là e il tuo corpo può continuare a produrre fino alle agognate ferie, un arco di tempo troppo breve adibito ormai a ripostiglio di esigenze primarie che per essere soddisfatte devono essere compresse in attività o avventure usa e getta. Hai bisogno di depurarti l’anima? Un viaggio in India, di una settimana può andare benissimo per lasciarti coccolare dai rudimenti dell’ayurveda oppure un bel giretto in taxi per Calcutta per dare uno scorcio a chi sta peggio di te e la tua depressione da ufficio ti sembrerà ridicola. Il problema è proprio questo: non c’è bisogno di morire di fame per sentirsi depressi. E il messaggio che passa è pericoloso: ritrova te stesso in vacanza! Mi domando se non sia possibile ritrovare il contatto con se stessi nella vita di tutti i giorni, magari tornando a fare parte di una comunità di utilizzatori, in cui ha senso parlare di rapporti umani, di scambio.

1/60 f/4.8 ISO 400 36mm

Il mio malessere da ufficio è nato quasi subito ed è stato alimentato in modo esponenziale, lo ammetto, da quella che ora considero la mia Sacra Bibbia: il libro di Crawford ”Il lavoro manuale come medicina dell’anima”. Passare intere giornate a interagire con un computer, incoraggiata a scindere l’azione dal pensiero ha rischiato di rendermi arida così come il principio imperante di irresponsabilità: evita di prendere decisioni, sai mai che se poi non va ti prendi pure le colpe e se invece dovesse andar bene, il merito non sarebbe comunque tuo, ma distribuito con criteri arbitrari.

1/45sec f/5.6 ISO 500 65mm

Non nascondo di provare una sana invidia nei confronti degli artigiani (la valenza che do al termine artigiano va ben oltre lo stereotipo che ne idealizza lo status e lo relega ad un passato quasi letterario). La categoria alla quale mi riferisco non è astratta , esiste e perdura nonostante i tentativi infiniti di distruggere i microsistemi e competenze. Dedicarsi ad un lavoro manuale, significa scoprire criteri di valutazione concreti e misurabili. Parafrasando le parole di Rampini, in questo mondo “post-industriale, post-moderno post- tutto, dove trovare una persona che ha un mestiere, lo padroneggia, lo coltiva? Nelle mega- aziende bisogna spingersi molto in alto, ai vertici della piramide. Alla base invece c’è l’alienazione del precariato perenne e una forma di neoanalfabetismo di massa”. (F.Rampini, Occidente Estremo).

1/200sec f/2.2 ISO 125 35mm

Nessuno si risenta per le mie parole, voglio solo sottolineare che spesso armeggiare con concetti astratti non equivale per forza a pensare. Riscoprire e riabilitare le capacità dell’Homo Faber, non significa fare un tuffo nel passato, ma riappropriarsi di una libertà che per troppo tempo ci hanno spacciato per alienazione.

Ignorando gli angeli. Lisboa

1/25sec f/3.5 9mm Canon PowerShotS80

Invisible

1/30sec f/5,6 ISO100 95mm

Pescando sogni dal nulla.

1/2000 f/8 ISO 250 200mm

Senza troppi drammi, benvenuto Inverno.

1/800sec f/9 ISO 250 200mm

1/40sec f/5 ISO 100 65mm

1/100sec f/8 ISO100 80mm

1/100se f/8 ISO 200 65mm

1/100sec f/8 ISO 100 18mm

1/100sec f/8 ISO 200 18mm

1/400sec f/6,3 ISO 320 200mm

1/800sec f/9 ISO250 180mm

Efesto: un miraggio tra le onde.

1/200sec f/8 ISO 100 200mm

1/320sec f/6.3 ISO 100 200mm

Nell’aria gelida di una mattina invernale, passeggiando per il mercato ogni odore risulta forte, pungente. Aroma di spezie, pollo arrosto, gastronomia e caramelle. Odore di nonna, di origine, di grandi sogni e di giornate intense. Ho inspirato questo frammento di infanzia, accogliendo con un sorriso il privilegio di questo ricordo che sembrava perso tra gli scaffali impolverati della mia memoria. E anche per quest’anno ho avuto il mio Natale.

1/200sec f/5.6 ISO 200 35mm

1/125sec f/5 ISO200 35mm

1/640 f/1.8 ISO200 35mm

1/125sec f/5 ISO 200 35mm

1/1200sec f/5.6 ISO 200 35mm

1/160 sec f/5.6 ISO200 35mm

1/640sec f/5.6 ISO 200 35mm

1/1600 f/5 ISO 200 35mm

1/640sec f/7.1 ISO 200 35mm

Alice & Robin

1/100 sec f/5,6 ISO 400 35mm

Waiting for inspiration

1/101 sec f/5.3 21mm Canon PowerShotS80

Ispirazione. Un attimo di chiarezza troppo veloce per essere congelato in parole. Un istante di vita, creatività, genio e completezza in cui tutto ti sembra così dannatamente a fuoco, in cui la realtà appare così semplice da affrontare. L’ispirazione è come una scossa, che sveglia le nostre menti intorpidite da troppa paura e rassegnazione; è come un secchio d’acqua fredda in pieno volto che ci costringe ad agire con lucidità. Mi siedo e aspetto, come questo bramino, una boccata di ossigeno per respirare a pieni polmoni in questo mondo svenduto al denaro, che si vorrebbe- nell’interesse di pochi- condannare al grigiume dell’inerzia.

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